Stranger Things in 50 secondi

Strangers Things. Se non l’avete ancora guardata, sicuramente ne avete sentito parlare. Ma se non ne avete nemmeno sentito parlare, probabilmente vivete in un’altra dimensione.

Stranger Things è la serie Netflix che la scorsa estate ha incollato allo schermo milioni di spettatori, monopolizzando le nostre bacheche Facebook, le nostre discussioni fra amici, le nostre pause pranzo al rientro dalle ferie.

Osannata trasversalmente sia dai critici indie più spocchiosi che dalle testate più istituzionali, Stranger Things mette insieme tutto quello che abbiamo amato del cinema degli anni ’80: la provincia americana, le fughe dalla scuola media in bicicletta, misteriosi esperimenti che finiscono irrimediabilmente male, e l’inimitabile Wynona Ryder.

La serie è stata omaggiata da una serie pressoché infinita di fan-art, e gli articoli su di essa si sprecano. Ma una delle cose più apprezzate dell’intera serie sono i titoli di testa.

 

(video titoli di testa Stranger Things)

 

Come ogni buon lavoro di design, la sequenza iniziale di Stranger Things cattura perfettamente l’atmosfera della prima stagione, riuscendo però allo stesso tempo a descriverla da un ulteriore punto di vista, diventandone a tutti gli effetti icona. Non a caso è nato addirittura un generatore automatico di titoli “strangerthinghsiani”, che rende inquietante anche una lista di generi alimentari casuali.
Il merito è tanto di Imaginary Force, studio di design e produzione con uffici ad Hollywood e New York, già al lavoro su Mad Men e Boardwalk Empire, quanto della tipografia di Ed Benguiat.

Michelle Dougherty, direttrice creativa dello studio, ha raccontato che l’indicazione iniziale fornita dai registi era quella di avvicinarsi alle copertine delle vecchie edizioni dei romanzi di Stephen King, caratterizzate dall’uso deliberatamente forte ed espressivo del carattere: erano copertine che dovevano “dare i brividi” già al primo sguardo, una sensazione che lo studio stava cercando di catturare.
In questo senso, un’enorme fonte di ispirazione è stato il lavoro di Richard Greenberg, il vero maestro dei titoli inquietanti.
Vi ricordate La zona morta di Cronemberg?

 

(video titoli di testa The Dead Zone)

 

È impossibile non notare il legame tra questa sequenza e quella del recente capolavoro Netflix. Greenberg ha lavorato anche a Stati di Allucinazione, Gli Intoccabili, Matrix, ed è sua anche l’indimenticabile sequenza di apertura di Alien.
Di lui, Saul Bass una volta disse “He is the only guy around whose work I wish I had done”, e per chi non lo sapesse, Bass è stato il più grande di tutti (disegnava i titoli di Hitchcock, per capirci).

La Dougherty racconta poi che la scelta del font definitivo è arrivata a produzione inoltrata, quando avevano già animato buona parte della sequenza con un altro carattere: “A typeface is like an actor. Once you change the actor it’s a different thing.” E la scelta del Benguiat si è rivelata azzeccatissima.

Il font prende appunto il nome dal suo creatore, un peso massimo del type design legato al cinema, che ha dato vita, assieme al talento visionario di David Lynch e alle musiche di Angelo Badalamenti, alla sigla più iconica della TV:

(video titoli di testa Twin Peaks)

L’accuratezza del lavoro svolto per Stranger Things non si limita però all’animazione, alla giustapposizione dei caratteri o ai synth in sottofondo che richiamano i film di Carpenter. C’è l’effetto “vecchie lampade al neon”,
c’è il sapore analogico di Star Wars e molto altro ancora.

 

(video titoli di testa Star Wars)

La forza di questo lavoro sta proprio nella capacità di essere allo stesso tempo simbolo e contenuto, fino a legarsi, nella nostra mente, al ricordo di una serie, che sicuramente ci rimarrà impressa per la vita.

È proprio come dicono a Imaginary Forces: “We love The Goonies, E.T., Star Wars, Alien was amazing — all those films. They stay with you.”

×

Comments are closed.