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Il classificone: le migliori copertine di dischi del 2016

Come ogni anno, inevitabilmente, siamo entrati nel periodo del Classificone. I dieci libri più letti, le cento canzoni più ascoltate, i venti momenti televisivi più imbarazzanti, uff.

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Tanto si sa, gli unici Classificoni che interessano a noi sono quelli delle migliori copertine dell’anno. L’artwork musicale è sempre un campo da gioco interessante per un grafico, che deve destreggiarsi tra la sensibilità del musicista, le aspettative del pubblico e le esigenze discografiche.
Ci siamo divertiti anche noi, mettendo insieme le nostre dieci copertine preferite del 2016, senza attribuire però alcuna posizione: il podio sarebbe stato inevitabilmente influenzato da preferenze puramente musicali.

Copertina Santigold 99c

Santigold 99¢

Una copertina che vuole essere un’affermazione, che enfatizza al massimo il concept dell’intero lavoro: qual è il vero valore economico da attribuire alla musica, nell’era dello streaming e del free download? La stessa Santigold in un’intervista racconta con sarcasmo: “Tutto il mio duro lavoro, tutti i miei sentimenti sono in vendita ad un prezzo ridicolo, 99¢. Ma le gente non lo compra nemmeno a questa cifra ridicola, perché può trovarlo o ascoltarlo gratis.”
Se il taglio fashion dell’immagine vi sembra familiare, è perché ad affiancare l’art direction della stessa Santigold c’è la fotografia di Haruhiko Kawaguchi, diventato celebre per i suoi scatti di coppie sigillate nella plastica apparse un po’ su tutte le riviste di moda.

 

Copertina Solange A Seat at the Table

Solange A seat at the table

Come fai a non voler ascoltare cos’ha da dirti (o meglio, da cantarti) Solange vedendo questa foto? In effetti, l’effetto che la fotografa Carlota Guerrero voleva ottenere con il suo splendido ritratto era proprio questo, uno scatto autoritario ed allo stesso tempo immerso in un’atmosfera sognante, per uno sguardo impossibile da evitare. La Guerrero ha passato un paio di settimane assieme alla sorella di Beyoncé, dando vita non solo alle foto di copertina ma ad un intero libro fotografico di un centinaio di pagine, e ai due sofisticatissimi video che accompagnano i singoli estratti dall’album.

 

Copertina Parquet Courts Human Performances

Parquet Courts Human Performance

Andrew Savage è uno dei designer “indie” più chiacchierati degli ultimi tempi. Forse perché le sue copertine sono inconfondibili: approccio lo-fi, layout sempre dinamico e fresco, ed un’acuta sensibilità per i trend contemporanei. Lui nei Parquet Courts suona anche la chitarra, e con questo artwork riesce a restituire la tensione adrenalinica della sua musica.

 

Copertina Shura Nothing is real

Shura Nothing’s Real

Un perfetto esempio di quella che potremmo definire la regola fondamentale del buon design grafico: non ripetere ciò che già dice il titolo, ma ampliane il discorso. Ecco un’immagine fotografica che si rivela però essere semplicemente un disegno al tratto…o forse è il contrario, un disegno “colorato” fotograficamente? Quale dei due livelli è quello reale? Il concept grafico si sovrappone perfettamente alla visione dell’artista, dando forma ad un immaginario che trova coerenza anche nelle cover dei primi due singoli estratti, e viene approfondito nel booklet, un vero e proprio coloring book dell’illustratrice Louise Zergaeng Pomeroy.

 

Copertina Mark Pritchard

Mark Pritchard Under the sun

Ok, con Warp Records si va sempre sul sicuro. L’etichetta ci ha regalato nel corso della propria storia alcune delle copertine più rilevanti di sempre nel panorama elettronico. Quest’anno la mia preferita è quella del nuovo album di Mark Pritchard, un paesaggio trasfigurato in Computer Grafica da Jonathan Zawada. Artwork e tracce musicali sono nate e cresciute in contemporanea, racconta il designer, che ha lavorato a stretto contatto con il producer lungo tutto il processo di scrittura dell’album. Le immagini surreali di Zawada rendono perfettamente il feeling delle composizioni di Pritchard, sempre a metà tra elementi familiari e dettagli inquietanti. La copertina che ne risulta è una sorta di dipinto romantico aggiornato al 2016.

Copertina Wilco Shcmilco
Wilco Schmilco

Questa è senza dubbio la copertina più divertente dell’anno. Joan Cornellà, dissacrante disegnatore celebratissimo sui social di mezzo mondo, costruisce per questo disco un coloratissimo mini-comic, contraddistinto dal suo nerissimo sense of humor. L’ironica trovata di Cornellà è quella di lavorare su prese elettriche e scosse, dal momento che Schmilco è un disco interamente acustico.

 

copertina lindstrom windings EP

Lindstrøm Windings EP

La musica elettronica è astratta per definizione. Quello che fa Jacob Grønbech Jensen con l’ultimo EP di Lindstrøm è provare ad esprimere in forma visuale le idee ritmiche e formali del musicista, realizzando una sorta di esperimento in Risograph tanto semplice quanto affascinante, giocando semplicemente su tonalità di grigio.
Aaah, il design scandinavo.

 

Copertina Nicolas Jaar Sirens

Nicolas Jaar Sirens

Uno dei dischi più politicizzati dell’anno riversa la propria visione anche nel packaging. La copertina dell’album sembra un grande biglietto della lotteria quadrato: se lo si gratta con una moneta, fa capolino un’immagine di Times Square in cui compare la scritta “Is this America?”, installazione risalente agli anni ‘80 del padre di Nicolas, Alfredo Jaar, artista visivo ed attivista sudamericano. Jaar prova a stabilire un legame con il lavoro del padre non solo tramite la propria musica, ma anche attraverso l’arte visiva, coinvolgendo lo spettatore in prima persona attraverso il packaging dell’album.

 

copertina james blake the colour in anything

James Blake The colour in anything

Due Blake a confronto: James Blake, cantore della tristezza e della pioggia londinese, e Quentin Blake, uno dei grandi maestri britannici dell’illustratori per l’infanzia. Sulla carta sembrava un’accoppiata alquanto azzardata, dal momento che il lavoro di quest’ultimo è piuttosto tradizionale, fantasioso e ricco di gioia; l’esatto contrario del soul futuristico e malinconico del primo. Invece il risultato è sorprendente, tanto che lo stesso James ha deciso di non realizzare alcun video dei singoli per non “contaminare l’immaginario” creato dall’illustratore.

 

Copertina Bowie Blackstar

David Bowie Blackstar

Un progetto talmente meticoloso che se ne scoprono alcuni dettagli solo oggi, a quasi un anno di distanza. Scritte cifrate, enigmi, premonizioni, mappe stellari, il vinile nero che diventa una volta celeste se lo si lascia esposto al sole…l’ultimo capolavoro di David Bowie non poteva avere una controparte visuale migliore. Dopotutto Jonathan Barnbrook, che da anni curava gli artwork per Bowie, ha detto di aver deciso di diventare un designer proprio grazie alle copertine dei dischi.

Questi sono i progetti grafici che ci sono piaciuti di più, emersi tra decine e decine di copertine orribili che ci capitano sotto gli occhi (e nelle orecchie) ogni anno. Abbiamo lasciato fuori le vostre preferite? Qual è la peggior copertina dell’anno? Siamo curiosi di sentire il vostro personale Classificone!

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